LUCE TOSCANA

C'era Lorenzo Moka Tomassini, il placido titolare dello studio Macinarino: un indigeno.
Domenica, tardo pomeriggio. C'era Valerio, il regista e quel piccolo napoletano, Sergio, tour manager coi baffi da moschettiere. Una domenica di riposo tra due concerti, durante la tournée di PGR. Fra Bologna e Napoli. O forse fra Roma e la Sardegna. Una domenica tranquilla con una bellissima luce. A Loro Ciuffenna.
La musica veniva da laggiù, davanti a noi. Le note giungevano a raffiche, rimbalzavano contro le mura del paese, sparivano dietro gli angoli delle strade. Un po' più in là, a destra, sopra il parcheggio sotterraneo, la Banda Improvvisa accompagnava degli acrobati. I corpi scivolavano sui fili, danzavano nello spazio, si aggrappavano al vuoto, si attaccavano al nulla. La musica correva alle loro calcagna, carnosa come una pizza, una scatola meccanica oliata all'oliva che la gran cassa percossa dal maggiore dei Bigazzi – che si scusava dicendo: "Sono solo il sostituto!" –, spingeva con la sicurezza del fabbro greco che si dice ispirò a Pitagora la teoria degli intervalli musicali. Perché chiamare un do, do e un re, re o un mi, mi? Pitagora non c'entra. Fu un monaco di nome Guido, nato ad Arezzo, a una trentina di chilometri lungo la strada che corre a fianco del parcheggio, che inventò i nomi delle note.
Quella domenica, nel tardo pomeriggio, le guance gonfiate dei clarinettisti e le labbra tirate delle flautiste le inviano dritte in cielo. La bacchetta del direttore Orio le libera a grappoli, sbroglia quelle che si aggrovigliano, e traccia sul suolo ruvido dei cerchi che il sole, sprofondando lentamente, disegna sempre più grandi.
E' il tardo pomeriggio di una domenica e Lucia, eccellente fotografa di corpi, cerca di trattenere con la punta delle dita, in punta dei piedi, sensuale, la luce toscana che sparisce. E noi, noi la seguiamo con gli occhi. Dico noi, ma forse sono solo io.
Valerio sorride. Sergio si liscia il pizzetto dartagnanesco. Il telefono di Moka suona: "Hector, è per te".

Hector Zazou

 

UN SUCCESSO SEMPRE PIÙ GRANDE

E' opinione diffusa che sia io l'esperto di musica della famiglia. Sono un grande appassionato, è vero, e mi ritengo buon conoscitore di classica e soprattutto di opera lirica.
In verità è Daniela, mia moglie, che ha maggiori conoscenze, nella musica bandistica, prima di ogni altra. Forse questa sua passione viene dal babbo che fu direttore proprio di una banda. La sua e la mia passione ci permettono una grande consapevolezza sulla forza di aggregazione delle bande popolari e sul loro valore sociale, oltre che musicale, sulla straordinaria ricchezza umana che questi sodalizi rappresentano ancora oggi.
Quando ho conosciuto "Banda Improvvisa" è stata una piacevole sorpresa. Il Comune di Cavriglia mi aveva conferito la cittadinanza onoraria e la banda aveva suonato nel Teatro Comunale con grande energia e partecipazione.
So che diversi miei “concittadini” cavrigliesi suonano in questa banda che sta diventando sempre più popolare. Non posso che rallegrarmene. L'impegno di tutti per far conoscere la bravura e la straordinaria capacità di questi orchestrali è un'ulteriore momento che può rinsaldare i vincoli di solidarietà e di rispetto che ci legano.
A loro, al maestro Odori che la dirige e a tutta la Filarmonica faccio i miei più cordiali auguri di un successo sempre più grande.

Sergio Cofferati

 


EMOZIONI

Sicuramente la banda del paese rappresenta una delle anime più popolari della grande tradizione musicale toscana. Le prime nacquero prevalentemente dopo la metà dell’Ottocento e fu così che contadini e minatori nei rari momenti di festa abbandonati picconi, incastrini e zappe intrecciavano le loro ossute e contorte dita tra pistoni di tromba e grancasse. Non c’era processione, festa "del perdono" o funerale che si rispetti che non fossero accompagnati dalle note della banda. Il maestro veniva generalmente “da fuori” e il presidente era invece, nel paese, “tra quelli che contano”. Ma i musicanti no, quelli erano del popolo, erano il popolo! E anche il repertorio naturalmente doveva contenere un programma per il popolo e così tra un Rossini e un Verdi non mancava di certo una musica sacra e un inno dei lavoratori. Così per tutte le bande della nostra generosa terra, poi piano piano alcune hanno dovuto cedere il passo, molte soprattutto nei piccoli paesi vivacchiano con grande difficoltà, altre no sono ancora delle magnifiche bande. Quella di Loro Ciuffenna è tra queste, anzi è qualcosa di più, è riuscita a mantenere lo spirito della banda popolare, ma ha avuto da qualche anno l’avventura di intercettare Orio Odori e, poi, Giampiero Bigazzi: musicalità e produzioni da grande ensemble contemporaneo. Così pur mantenendo l’anima si è nobilitata, modernizzata e, complici anche alcuni musicisti di ottimo livello, è nato un difficilmente ripetibile collettivo: La Banda Improvvisa.
Io ho avuto il privilegio di incontrarli in alcuni concerti memorabili, per il loro appeal musicale e per ciò che in quel contesto la loro presenza rappresentava.
Il concerto di Natale del 2000 al circolo ricreativo di Loro Ciuffenna: in quel locale ci rientravo dopo molti anni. Quando ero giovane c'era una popolare sala da ballo e io qualche volta ci venivo nei miei improbabili e goffi tentativi di approccio da orsoballerino. Giampiero Bigazzi invece, con più successo, ci suonava con i suoi Faece Tenus. A quel concerto della Banda, in prima fila c’era Franco Bagnolesi il sindaco, uomo piacevole e colto, e con lui tanti, tanti loresi orgogliosi di ascoltare questa loro originale e atipica banda: fu un concerto memorabile, complice il Natale, le armonie contemporanee, i parenti commossi, la cornamusa e la batteria e là davanti, al centro, il loro carismatico e magnetico Maestro con i lunghi capelli e le sue mani ornamentali: sembrava carezzare, correggere, strumenti e musicanti.
Il concerto di Cavriglia del 2002 invece lo ricordo per le emozioni che covavo e che per fortuna, Banda Improvvisa riuscì a farmi esplodere prematuramente: dopo la loro esibizione avrei avuto l’onore di concedere la cittadinanza onoraria a Sergio Cofferati, ero molto emozionato e commosso, se la Banda non mi avesse tanto coinvolto e fatto saltare, al momento di prendere la parola in quel teatro stracolmo, di sicuro non avrei avuto la forza di parlare: Ulixes mi aveva dolcemente incantato e il mio discorso a Cofferati, pur carico di tensione, riuscii a terminarlo e la manifestazone fu perfetta: grazie Banda!
Il concerto nel Fondaccio di Loro invece in occasione del Perdono del 2002 lo ricordo per una ragione ancora più personale e coinvolgente: non so ancora per quale gratificante alchimia, mi fu chiesto di partecipare alla serata come voce recitante! Infatti durante quello spettacolo assieme alla Banda c’erano attori e voci recitanti che accompagnavano il concerto della e io, all’insaputa di tutti, avevo ricevuto delle strofe molto belle, scritte da Stefano Beccastrini sul leggendario viaggio di Ulisse, che avrei dovuto leggere-recitare da un alto scranno posto tra i musicanti.
Anch’io finalmente, in qualche modo, diretto dal Maestro Odori!
Davvero tre belle, indimenticabili emozioni e adesso anche l’onore di un mio scritto a corredo del libro di Lucia Baldini, che apprezzo e invidio molto per le sue magnifiche foto. Ho pensato molto a cosa scrivere… quello che avete appena letto è uscito “Improvviso”. W la Banda!

Enzo Brogi