CARLA FRACCI
Un mito per immagini
(Sergio Trombetta – La Stampa 20 maggio 2006)

Nostra signora della danza, la più acclamata ballerina italiana, Crala Fracci compirà 70 anni l’estate prossima. Ma se si osserva questo nuovo volume fotografico (Carla Fracci, immagini 1996 2005 di Lucia Baldini) colpisce ancora per la sua capacità di essere protagonista in palcoscenico. E il mito della Carlina continua con nuovi spettacoli, con nuove avventure. Traviata, Romola la moglie di Nijinsky, Isadora Duncan, una prostituta nel Girotondo di Shnitzler, ninfa nell’ Apres midi d’un faune, Salomè, Filomena Maturano. Grandi eroine popolano il panorama artistico di questa Fracci matura e dal carisma ancora tutto intatto. Le fotografie di Lucia ne sono una testimonianza viva in un ammirevole e morbido bianco e nero.

La mostra e un libro con le fotografie di Lucia Baldini
Quella danza di musica omaggio alla Fracci
(Roberto Incerti – La Repubblica 30/12/05)

“quando danzo il clic della macchina fotografica sa immortalare il tempo, il silenzio, il mistero”. Le parole appartengono alla regina della danza Carla Fracci, che in questi giorni in Toscana riceve l’omaggio della stupenda mostra fotografica della giovane Lucia Baldini Carla Fracci – immagini 1996/2005, alla Casa Masaccio di San Giovanni Valdarno. Dalla quale scaturisce anche il prezioso libro-catalogo edito da Le Lettere con un saggio di Fernanda Pivano.
Lucia Baldini segue da un decennio la danza della Fracci “ A guidarmi – spiega la fotografa – non è la plasticità dei corpi, o la geometria che essi creano nello spazio, o l’espressione dei volti, ma la musica”. Le immagini mostrano i movimenti e la maschera di una danzatrice-attrice che si muove in teatri popolati da sculturei corpi maschili, da ombrelli aperti, da fantasmi, da figure umane che sembrano marionette.
“Lucia Baldini – prosegue Fracci – è una poetessa dell’immagine. Ha l’abilità rara di saper fotografare il silenzio, quel silenzio che nel nostro lavoro scandisce il tempo e lo spazio”. Le foto rendono giustizia alle mani della Fracci, “quelle mani, quelle mani, quelle mani…” come scrive Fernanda Pivano nel saggio introduttivo del libro – che danzano senza peso è come se guidassero i passi di una rincorsa senza fine di quella figurina da adolescente verso un mondo che conosce solo speranza e attesa di miracoli e dolcezza”.
“ La mostra e il libro – continua Fracci – hanno saputo commuovermi. Nelle fotografie non ci sono soltanto io in scena, non c’è solo il mistero della mia danza. E’ ripreso anche il lavoro dei tecnici, dei costumisti, degli artigiani della scena, degli scenografi. Si tratta dunque di uno degli omaggi più importanti che ho ricevuto nel mio oltre mezzo secolo di carriera: proprio 51 anni fa infatti fui prima ballerina per Cenerentola. L’opera di Lucia Baldini mi dà la forza di continuare a fare il mio lavoro. Domani 31 dicembre, assieme a mio marito il regista Beppe Menegatti sarò a casa di Franco Zeffirelli per brindare al 2006 che verrà. In quell’occasione, fra i ricordi più belli dell’anno appena trascorso ci saranno sicuramente il libro e la mostra che la Toscana mi ha voluto dedicare.

Lucia Baldini “Carla Fracci – immagini 1996 / 2005”
FOTOGRAFARE febbraio 2006

Il titolo molto eloquente di questo libro, e le fotografie cariche di poesia che contiene, non lasciano spazio a molte parole. L’autrice di questo libro fotografico è Lucia Baldini, la quale come si percepisce dalle foto che scatta, si dichiara una vera appassionata di danza. Il libro racconta per immagini nove anni durante i quali l’autrice ha seguito la grande Carla Fracci. La grazia della ballerina, unitamente alla grande consapevolezza tecnica e alla passione della fotografa, sono gli ingredienti principali che elevano queste immagini a poesia. Molte fotografie sono state impaginate insieme ad alcuni versi di autori classici e contemporanei che ne enfatizzano l’atmosfera.
QUALITà DI STAMPA **** VALORE FOTOGRAFICO ***** CONTENUTI ***** RAPPORTO QUALITA’/PREZZO ****

Lucia Baldini “Carla Fracci – immagini 1996 / 2005”
(G. Quaranta) FOTOGRAFIA REFLEX – marzo 2006

Appassionata di ballo, musica e palcoscenico Lucia Baldini ha trovato il modo di essere partecipe di questo mondo fotografandolo. Nel 1996 è fotografa di scena nello spettacolo “Omaggio a Nijinsky” con Carla Fracci. Un incontro che, dopo dieci anni di collaborazione e migliaia di scatti, ha portato a questo omaggio agli ultimi anni della lunga carriera della ballerina. Le fotografie vanno al di là della classica foto di scena, perché riescono a mostrare non solo l’azione ed i movimenti della danza, ma l’espressione dell’artista e dei suoi compagni nel corso della loro performance.
Da “L’apres midi d’un faune” allo “Stabat Mater”, la Fracci è ritratta su una ventina di palcoscenici diversi.
“ E’ bello”, scrive nella prefazione Enrico Gatta, “scoprire, con Lucia Baldini, come la fotografia, oggi così propensa a pubblicizzare i fasti dell’apparenza più che rappresentare l’essere, in realtà non abbia perso la capacità di cogliere immagini della vita interiore”. Non siamo d’accordo con “i fasti dell’apparenza” ma certamente con la capacità della fotografa di rendere la figura di una donna celebrata quasi con ossessione, a livello di puro movimento espressivo.
Lucia Baldini ha a suo attivo diverse mostre e libri tra cui “Giorni di Tango (1997)” e il divertente “La Banda Improvvisa, cinquanta angeli musicanti sospesi su un cielo di note (2003)”.

Carla Fracci secondo Lucia Baldini
di Michela Fregona

Entrare nelle pagine di questo libro – e dunque di queste foto – è come entrare nel mezzo di un sogno. E questo è un po’ il patto che stringe chi accetta, attraverso l’opera fotografica, di guardare la realtà facendosi prestare lo sguardo di un altro.
Il fatto è, però, che, quando si chiude l’ultima immagine, questo libro non accetta di tornarsene dentro i confini della propria realtà di carta. E’ come se chi lo sfoglia fosse poi condannato, tacitamente, a portarsene sempre dietro un pezzo. Un alone, un’ombra fuggitiva – come se le immagini, per propria iniziativa, decidessero di permanere sotto gli occhi. E, per quanto le palpebre si chiudano, per quanto lo sguardo si ostini a fissarsi su altro, anche molto diverso, l’impressione rimane.
Questa è forse la caratteristica più forte delle foto di Lucia Baldini – tutte, indistintamente, sia che esse parlino di luoghi, architetture, sguardi, sia che si fissino su musicisti di provincia e di ribalta o su corpi in movimento.
Ma in questo libro il gioco è doppio: da una parte una ballerina – La ballerina – che non accetta di chiudersi dentro gli stilemi di pochi ruoli classici e accetta di farsi guardare. Nel profondo.
Dall’altra una fotografa che si sottrae alle facili iconologie standardizzate. E, quando guarda, scava: acuta e precisa, come uno spillo. Tenace.
Un doppio gioco che ammalia, complice.
Troppo facile cedere alle lusinghe del tulle, che pure fa la felicità dei sogni di tante allieve di scuole di ballo di mezzo mondo.
Carla Fracci è una incantevole creatura iperuranica e, come tutte le creature toccate dall’arte, sa di quale sostanza sia fatto il sogno. E cosa significhi nutrirlo: cambiare pelle ad ogni personaggio, essere nuova vita in nuova storia, assorbire ogni respiro proprio – per dare alito ad altrui.
Questi bianchi – puri, ossessivi, instancabili in trasparenze – emergono dalle foto di Lucia Baldini come turbamenti, presagi, incantesimi. Fantasmi.
Un bianco complesso, colore dei colori, somma di diversi sentire. Non è un caso che, come nella civiltà occidentale esso sia scelto per le cerimonie della gioia, così nella cultura orientale il bianco vesta al contrario i momenti della sofferenza.
Da un estremo all’altro, però, il bianco è la cifra del rito, il pigmento del sacro: ovvero, il colore di quella dimensione che sta sospesa tra umano ed ultraumano. La dimensione nella quale stanno i sentimenti puri, e le prove d’arte che non conoscono il tempo.
Questo è probabilmente lo spazio al quale tende ogni salto di una coreografia.
Ma la coreografia che ci presentano Lucia Baldini e Carla Fracci usa uno spartito dal titolo terribile di vita umana.
E per questo motivo queste immagini fanno così tanta fatica a rimanere solo carta ed inchiostro. Così tanto fuse in un’unica sostanza sono la vita e l’arte, nell’esistenza di Carla Fracci, che il gioco della traslazione, dello straniamento, dell’interpretazione oltre il palcoscenico è un meccanismo nel quale non è possibile non rimanere intrappolati.
“Sono una ballerina. Nulla per me è facile” fa dire Pedro Almodovar a una delle protagoniste dei suoi film. E infatti ecco: i segni dello studio, dell’allenamento quotidiano, dell’emozione di tante ribalte, degli abbracci, delle tensioni. Il corpo piegato, i muscoli addomesticati nella partita giocata ogni giorno all’altare dell’arte.
Tutto questo si legge in queste fotografie.
Ma, ancora una volta, Lucia Baldini ci sta parlando di altro. E ce lo dice: lo dichiara sin dalla foto della copertina.
Verso dove è rivolto lo sguardo della sua protagonista? Verso il proscenio, verso uno spettatore invisibile, verso le quinte, o ancora, forse, verso se stessa?
Basta un’impercettibile asimmetria nel ritmo che scandisce la distanza tra le gocce di vetro che pendono dal sipario – uno spazio appena più largo: ed ecco che lo sguardo di Lucia Baldini si infila, carico di quella segreta, intima compartecipazione che le è propria – e che può esistere solamente in quei rapporti alimentati più di silenzi che di cose dette.
“Ma dove se ne vanno così smarriti nell’ebbrezza dell’anima e della carne, così strettamente uniti? Le carni palpitano di vita, ma il panneggio che li circonda, li segue e rotea con loro, sbatte come un sudario” scriveva Octave Mirabeau davanti ai ballerini di Camille Claudel, e il sospetto che tutto quello che la fotografia ci mostra altro non sia che una metafora di lotta, inesausta – combattuta con l’arma della grazie e della bellezza, certo, ma lotta, e anche feroce – si fa forte.
Nella vera arte fotografica, però, il gioco non lo conduce chi guarda, ma chi fa guardare. E se per di più il gioco è doppio, scritto in formule alchemiche da due giocatrici di prim’ordine, al risultato bisogna accettare di farsi condurre.
Apriamo gli occhi sull’ultima pagina, con la sensazione precisa di avere sfiorato qualcosa di molto lontano dall’uomo, con l’inquietudine di aver partecipato, come un nastro di raso legato ad una scarpetta, al salto della ballerina – e già l’angoscia dell’assenza, il mistero della lontananza, una quasi solitudine fredda e divina ci prende. Ma invece ecco: semplice, ancora un bianco da peplo antico, il piede nudo, solido leale, sul pavimento. Un sorriso classico, materno. Un sorriso quasi originario, pronto a smentirci, che ci trasporta all’improvviso indietro di secoli, nella fucina della bellezza, nel cuore della Grecia.
Ma non è forse vero che, per inventare questo sorriso, gli uomini hanno dovuto prima conoscere, fino in forno, il bene e il male, l’agathón e il kakón?
Troppo tardi per fare anche questa domanda: tra noi e il libro, la quarta di copertina, che si chiude.
E, sotto i nostri occhi, resiste quel sorriso.

Lucia Baldini - Carla Fracci
A cura di arch. Vilma Torselli
Pubblicato il 19/04/2006

“E’ bello scoprire, con Lucia Baldini, come la fotografia, oggi così propensa a pubblicizzare i fasti dell’apparenza più che a rappresentare l’essere, in realtà non abbia perso la capacità di cogliere immagini della vita interiore. Forse all’origine di tutto c’è lo stesso atteggiamento amoroso che ha accompagnato Carla Fracci nella sua lunga carriera.” (Enrico Gatta, dalla prefazione al libro di Lucia Baldini “Carla Fracci, immagini 1996-2005”)
 
Parte da lontano la vocazione di questa fotografa curiosa della vita e delle persone, grande viaggiatrice, osservatrice acuta ed instancabile del gesto più sfuggente, del fremito più lieve di un passo di danza, su una musica lontana.
 
Lei si racconta così:
 
“La prima immagine dell’eleganza – e della bellezza – in movimento mi ha raggiunta da ragazzina. Ed è un ricordo che si lega anche ai miei primissimi passi nel mondo della fotografia. Quando ci ripenso, è come andare a rispolverare un segreto: in sala avevamo il televisore, e una sera lo schermo fu tutto per lui, in bianco e nero. Guardare Fred Astaire muoversi fu essere presi da una specie di ipnosi: era qualcosa, insieme, di entusiasmante e di struggente. E io desideravo essere in quel ballo. Così, ho cominciato a far parte delle coreografie fotografandole.
Qualcuno deve avermi detto che da un artista non si possono pretendere più di due o tre ossessioni in una vita: le mie, da quella sera, furono subito chiare. Il movimento, la musica, il corpo che crea – con la danza, ma anche con la parola, e il suono.
E quindi eccomi: tra concerti, musicisti, teatri e ballerini………”
 
Scorrono i chilometri, gli scatti, gli incontri, le facce, le persone, vengono “Giorni di tango”, “Omaggio a Nijinsky”, “Anime altrove”, “La banda improvvisa”, “Tangomalia”, vita nomade che diventa fotografia, fotografie che diventano libri, mostre itineranti, inamovibile punto fermo in tanto scorrere il sodalizio con un’icona contemporanea della danza classica come Carla Fracci, un viaggio insieme  lungo dieci intensi, magici  anni di vita e professione: anche da qui scaturisce un libro, “Carla Fracci, immagini 1996-2005”, ma già un altro muove i primi passi, nuovi luoghi attendono l’obiettivo di Lucia Baldini, nuovi volti, altra musica………..
 
La foto è ‘mossa’, l’effetto flou traduce in termini di delicato grafismo il movimento, che è il tema fondamentale di questo ritratto. La sfuocatura e l’indeterminatezza delle linee sembrano voler fermare a fatica  una forma eterea ed inconsistente  prima che sfumi e si dissolva nell’aria, le braccia aperte in una posa flessuosa di stilizzata grazia ed elegante lievità, enfatizzate dalle pieghe morbide del tessuto che le avvoge,  lievi come le ali di un uccello di cui suggeriscono il volo, definiscono con il loro andamento lineare il centro della composizione nella massa scura dei capelli, ricadenti e mossi come un irreale piumaggio.
Contrappunto alle linee sinuose della figura, morbidamente dinamiche, lo sfondo è, per contrasto, scandito da un reticolo a riquadri rigidi che alludono ad un limite, suggerendo l’idea di una gabbia che frena il volo, permettendoci di cogliere, ma forse solo per poco, un’apparizione fantasmatica, una visione eterea e nebbiosa, sul punto di fuggire o di dissolversi.
Un ritratto delicato, che trasmette il senso di una fragile armonia, catturando un attimo fuggente ed irripetibile di quell'incantesimo affascinante che è la danza, specie quella di una grandissima interprete.

L’immagine di Carla Fracci
Un volume di foto della grande danzatrice, scattate in un decennio da Lucia Baldini rispecchiandone l’estrema varietà di interpretazioni.
INFORM - N. 9 - 12 gennaio 2006

ROMA – “In Inghilterra quando si dice Elisabetta tutti capiscono che si allude alla Regina, in Italia quando si dice Carla tutti capiscono che si allude a Carla Fracci”: così Fernanda Pivano nell’incipit della nota posta in apertura del volume “Carla Fracci. Immagini 1996-2005”, appena edito da Le Lettere di Firenze. La parabola di questa protagonista della danza mondiale è tutt’altro che terminata, malgrado l’età “avanzata” per una professione che richiede freschezza muscolare. Con l’operosità di direttrice del Corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma dispensa esempi di dedizione all’arte e si propone e ripropone sulla scena danzando in ruoli adeguati alle sue virtù espressive. Con il valore aggiunto di uno stile superlativo, per nulla intaccato da fattori biologici. E il patrimonio della lunga carriera di Fracci è dato dal suo instancabile misurarsi con sempre nuove esperienze, uscendone trionfatrice e allargando il suo repertorio oltre i personaggi, come Giselle, in cui già eccelleva.
La forza iconica del volume ora in libreria attinge proprio a questo variegato mettersi in gioco dell’artista milanese. Grazie all’impegno della fotografa Lucia Baldini che l’ha seguita passo passo e ritratta cogliendola in attimi fuggenti di balletti ormai storici. “Jeux”, “Chéri”, “Traviata”, “Filumena Marturano”, tanto per citare alla rinfusa. Immagini emozionanti impaginate con l’intarsio di riferimenti poetici scelti da Cosimo Manicone e la stessa Baldini, e una lirica inedita di Alda Merini. Scrive Enrico Gatta nell’introduzione: “E’ bello scoprire, con Lucia Baldini, come la fotografia, oggi così propensa a pubblicizzare i fasti dell’apparenza più che a rappresentare l’essere, in realtà non abbia perso la capacità di cogliere immagini della vita interiore. Forse all’origine di tutto c’è lo stesso atteggiamento amoroso che ha accompagnato Carla Fracci nella sua lunga carriera”. (Toni Colotta-Inform)